La Storia

1.

Nato nel 1925 in Toscana, a Collodi, Giacomo Bulleri trascorre la sua infanzia immerso nelle tradizioni e nei valori di una realtà contadina, la cui vita è scandita dai ritmi lenti della natura e dai suoi frutti: in casa, i fornelli restano accesi tutto il giorno e la cena si inventa con quel che c’è, senza sprecare niente, ma condendo il tutto con tanto ingegno e fantasia.

2.

La vita è dura, ma felice. Si fanno chilometri e chilometri a piedi per andare a scuola e prima di fare buio si rincasa tutti, per ritrovarsi insieme in cucina, la più grande stanza del focolare. Lì si svolge la vita. E lì, Giacomo intuisce che cucinare “è l’unica arte commestibile, l’unica senza la quale non potremmo vivere. E poi ci fa stare insieme più di quanto non riesca a fare ogni altra arte … è la cucina il più grande social network della storia!” (da “Ricette di vita” Bompiani).

3.

Acuto, inquieto, affamato di vita, apostrofato dalla madre “anima in pena“ ”mai contento e sempre in cerca di qualcosa”, Giacomo lascia da giovanissimo Collodi e si trasferisce a Torino dove fa la cosiddetta “gavetta” come cuoco prima di approdare a Milano e aprire nel ’58 la sua prima Trattoria Da Giacomo. E’ qui che getta le basi del suo successo: la sua ristorazione piace, la sua cucina è solida, i suoi piatti classici conquistano i palati di tutti e il suo stile affascina Milano e la sua gente.

4.

Giacomo punta sulla qualità in tutto e per tutto: non lascia niente al caso e scalda i cuori con i grandi classici della tradizione culinaria italiana. Visionario e scaltro osservatore di ciò che lo circonda, scruta per arrivare sempre ad anticipare tempi e necessità.

5.

Apre negli anni ’90 “Da Giacomo” in Via Pasquale Sottocorno 6 grazie anche alla complicità con l’architetto Mongiardino che ne intuisce l’ingegno e traduce esteticamente negli interni e negli arredi del ristorante, la visione della cucina del cuoco toscano. Gli anni si susseguono e così anche le aperture di nuovi locali e ristoranti, ampliando il suo campo d’azione imprenditoriale.

6.

Nel 2015, il meritato riconoscimento: Milano lo premia con l’Ambrogino d’oro “Per aver insegnato a più di mille dipendenti, in 60 anni di lavoro, i principi che portano in alto chi è partito dal basso». Lui dedica l’onorificenza alla moglie. Ostinato, con uno sguardo sempre rivolto al futuro – perché “quello che deve ancora succedere è molto di più di quello che è già successo”-  non ha mai tradito la sua natura e le sue origini ed è sempre rimasto “il ragazzo di una volta con cervello e anima toscani”.